Montoro e Area Vasta tra errori e prospettive

p1010015-1440x564_c

In questi giorni si parla molto di Area Vasta.

L’amministrazione comunale di Montoro, in un primo momento ha scelto di aderire all’area Vasta di Avellino, il cui comune capofila è la Città Capoluogo e che a detta del suo primo cittadino, ha l’obiettivo di “ sviluppare il tema della Città Capoluogo di 130.000 abitanti”, con il rischio che il nostro territorio si potrebbe trovare ai margini di questa grande area urbana.

Successivamente, il Sindaco di Solofra è riuscito a mettere insieme i comuni dell’alta e bassa Valle dell’Irno, così da istituire l’Area Vasta dell’Irno, a cui ha aderito ulteriormente anche il Comune di Montoro.

Personalmente, penso che l’amministrazione Bianchino abbia commesso un errore nell’aderire a entrambe le aree, perché rischiamo di ricoprire un ruolo marginale ed essere ininfluenti in entrambe, oltre che sembra in contrasto con la filosofia che è alla base della programmazione 2014-2020. Un errore che è di valutazione, politico e programmatico.

Errore che ha evitato, ad esempio, il comune di Ariano Irpino che non ha aderito all’area del comune capoluogo e si è messo a capo del raggruppamento dei comuni dell’Ufita, del Calore, del Miscano e del Cervaro e ha costituito così l’Area Vasta dell’Ufita, con Ariano Irpino comune capofila.

L’amministrazione comunale di Montoro avrebbe dovuto essere lei il motore propulsivo dell’Area Vasta della Valle dell’Irno, per una serie di ragioni.

Innanzitutto perché più attinente alle nostre caratteristiche territoriali, inoltre perché dovevamo “giocarci” il ruolo di “comune capoluogo” di questa area, e principalmente perché doveva essere nostra la conduzione della progettazione per quanto riguarda le politiche di risanamento ambientale e di sviluppo, tanto decantate in campagna elettorale. Infine, perché negli ultimi anni, i nostri sindaci o loro delegati, hanno sempre ricoperto ruoli di leadership nell’ambito della Comunità Montana, comuni che sono ricompresi in questo accordo.

In questa circostanza non abbiamo fatto prevalere nemmeno il fatto di essere dimensionalmente più grandi, ci siamo dimenticati di essere il terzo comune della Provincia di Avellino, dimostrando che in politica, a volte, i numeri non contano, ma vale molto di più la capacità di avere idee e prospettive ed essere aggreganti introno ad un progetto.

Secondo il mio modesto parere, la nostra amministrazione, ha dimostrato scarso orientamento di lungimiranza politica e scarsa capacità di essere punto di raccordo tra enti, per immaginare e ricoprire un ruolo diverso nello sviluppo di questo territorio ampio. Molto probabilmente, il narcisismo politico-amministrativo e la presunzione di ritenere le proprie capacità superiori ed indiscutibili non ci porteranno lontano, così come ci insegna il racconto della mitologia classica.

“La programmazione 2014-2020 dei Fondi Europei individua nelle città e nelle Aree Urbane contigue i nodi e i poli di eccellenza territoriale, chiamandole ad assumere, nella stagione programmatoria 2014-2020, un ruolo propulsore dello sviluppo non solo per sé, ma anche e contestualmente per i territori di riferimento, guardando alle vocazioni ed opportunità locali, progettando e promuovendo reti di alleanze e di complementarietà con altri contesti nazionali ed europei”.

La peculiarità di questa programmazione dei Fondi Europei si basa su un’ottica diversa rispetto a quella passata, in quanto si vuole perseguire una competitività in chiave sovra-locale, attraverso logiche di integrazione delle sinergie locali, patti tra gli attori istituzionali, sociali ed economici tramite rete di alleanze tra territori. Quindi, una logica completamente diversa da quanto intende anche qualche nostro amministratore montorese, che per giustificare la scelta dell’adesione alle due aree, ha dichiarato che intendono prendere un po’ di fondi da entrambe le parti. Se seguiamo questo loro ragionamento, allora dovremmo aderire anche all’Area Vasta dell’Ufita ? Così possiamo attingere Fondi da tre aree?

L’area Vasta della Valle dell’Irno ha una grande opportunità, se saputa sfruttare, superando i campanilismi e guardando allo sviluppo di questo intero bacino.

Questa programmazione dovrà essere utilizzata per presentare progetti qualificanti e strategici, senza ridursi, come avvenuto in passato, ad una pedissequa e precisa divisione dei fondi tra i comuni partecipanti, e poi ognuno li spende in modo singolo senza prevedere una integrazione e uno sviluppo di sistema.

Le direttrici che dovrà prevedere, a mio avviso, la progettazione per l’Area Vasta della Valle dell’Irno, dovrebbero essere quello ambientale e dello sviluppo.

Il risanamento ambientale, partendo dalla bonifica della Solofrana dovrà essere una priorità, e stando anche alle dichiarazioni del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, sarà sicuramente finanziato.

L’area relativa ai comuni tra Fisciano, Mercato San Severino e Montoro si caratterizza per esprimere realtà aziendali che sono leader nel settore del trasporto su gomma e dell’agroalimentare. Su questi settori dovrebbe concentrarsi la programmazione dei fondi 2014-2020, coinvolgendo in modo diretto gli imprenditori di queste importanti realtà. Un’opportunità, a ridosso di questi territori, potrebbe essere quella di sviluppare un polo logistico che possa essere da supporto e a servizio di questa tipologia di attività, creando così una serie di servizi necessari anche per la retroportualità di Salerno.

Per quanto riguarda il settore gastronomico/turistico.

Quando parliamo di turismo nella nostra area, come prima cosa, ci dobbiamo rendere conto che non abbiamo come risorsa né il mare né attrazioni storiche e culturali tali da poter attrarre flussi di massa di turisti, ma bisogna puntare su altro, sui prodotti di qualità che il nostro territorio ci offre.

Dovremmo essere più realisti, e considerare come obiettivo quello di conquistare quella nicchia di mercato che è rappresentata da quei viaggiatori e consumatori responsabili in cerca delle identità locali, i cosiddetti “turisti della domenica”. Oggi, si sta diffondendo la cultura del consumatore che cerca le antiche tradizioni culinarie, i prodotti locali ed è attento alla biodiversità. Sono rappresentati da tutti coloro che ricercano nel cibo, una esperienza che esalta gli odori e i sapori legati ad un territorio e alla capacità di chi li cucina, abbinandolo alla riscoperta di luoghi che hanno una storia, una cultura, delle tradizioni da raccontare e far “vivere”, e che per questi motivi sono fuori dai circuiti del turismo di massa. Dovremmo, in sostanza, “prenderli per la gola”, e successivamente, coinvolgendo le associazioni locali, proporre, alla fine dell’esperienza culinaria, una visita giudata alle nostre bellezze storico-paesaggistiche.

Questa programmazione 2014-2020, si configura come un nuovo modello di Governance urbano, volto a realizzare azioni strategiche dirette al riequilibrio socio-economico e al rilancio della competitività di questo intero territorio della Valle dell’Irno.

Sfruttiamo questa opportunità per cresce e svilupparci tutti insieme, mettendo da parte i singoli protagonismi, coinvolgendo le realtà sociali e imprenditoriali presenti.

Montoro: Don Chisciotte, Sancho Panza e la battaglia dei mulini a vento

timthumb

A Montoro le elezioni amministrative del 2014, sembravano che ci avessero consegnato un’amministrazione composta, in modo allegorico, da un Don Chisciotte e dai sui fidi scudieri rappresentati da Sancho Panza, del omonimo capolavoro di Cervantes. Vi erano stati un crescendo di annunci rivoluzionari, un nuovo alle porte, il meglio che doveva arrivare nella nostra città, grida spagnolesche, promesse messianiche.

Ma di tutta questa rivoluzione, ad oggi, non sembra esserci traccia.

Sciabolate erano state annunciate per la risoluzione della problematica ambientale e del risanamento della Solofrana.

È pur vero, che l’amministrazione di Montoro ha emesso ordinanze, decreti, scritto lettere, partecipato alle marce, ha convocato un Consiglio Comunale congiunto con il Comune di Solofra, nel quale, oltre alla normale “passerella”, avevano preso l’impegno di istituire una cabina di regia comune, ma tutto è rimasto fermo.

Gli sversamenti nel torrente continuano indisturbati, e del piano di caratterizzazione, e soprattutto della relativa bonifica dei pozzi, si sono perse le tracce.

Tutti questi atti sembrano ripercorrere quello che avviene nel capolavoro di Cervantes, il quale racconta che l’unico ad avere l’occasione di esercitare l’arte del comando è Sancho Panza, nominato per burla governatore dell’isola di Baratteria. Il meglio che resta da fare a Don Chisciotte è istruirlo sui modi in cui deve comportarsi nel nuovo incarico, un piccolo trattato politico pieno di “sagge” raccomandazioni, una di queste è:

non far tanti decreti, ma se li fai , guarda che siano giusti, e soprattutto che siano osservati ed eseguiti. Perché i decreti che non sono osservati, è lo stesso che se non esistessero; anzi, fanno credere che il principe che ebbe senno ed autorità per emanarli, non abbia poi avuto la forza necessaria per farli rispettare”.

Attenti, quindi all’annuncite.

Per Donchisciottismo si intende, la tendenza a battersi con coraggio ed entusiasmo per idee e ideali che non vengono valutati realisticamente e criticamente.

Un dizionario politico lo definisce, invece, come “atteggiamento spavaldo e vanaglorioso di chi vanta capacità rivoluzionarie e di lotta, ma è sostanzialmente impotente”. Questa impotenza, almeno su questa materia, mi ero permesso di sottolinearla in una intervista radiofonica in cui facevo riferimento che si combatteva contro un muro di gomma, ma fui rassicurato che con lui sarebbe stato diverso. Ad oggi, nulla è cambiato.

La mancanza di novità su questa materia è stata certificata anche in una nota dell’amministrazione del febbraio scorso, nella quale, su sollecitazione del Movimento politico di Sel-Montoro che chiedeva la convocazione della Commissione Ambiente per ricevere aggiornamenti sulla situazione ambientale del nostro territorio, il Presidente di suddetta commissione e il Sindaco, dichiaravano “che non appena saranno più chiari ed evidenti gli aspetti legati alla Bonifica ed al risanamento ambientale del comprensorio montorese-solofrano, sarà interesse e cura di questa Amministrazione convocare la commissione”.

Allo stato attuale la commissione non è stata convocata, e la situazione resta immutata.

asterix

Nell’opera di Cervantes, il fido scudiero Sancho Panza vede il nemico all’orizzonte e soccombe ancor prima di mostrare la spada, ma Don Chisciotte sa che immaginando un campo di battaglia, disponendo le forze a suo vantaggio e contagiando anche altri a vedere questa sua immaginazione, riuscirà a guadagnare qualche metro, è quello che ci auguriamo per la risoluzione di questo annoso problema.

L’importante, però, è capire che non si tratta di vedere dei mulini a vento e convincersi che sono dei giganti leggendari, ma decidere che i giganti sono meno invincibili se li si tratta da mulini a vento.

Bisogna però andare alla battaglia armati fino ai denti, altrimenti si rischia di fare la stessa fine che Cervantes fa fare a Don Chisciotte nella battaglia contro il leone.

Si racconta che Don Chisciotte, smantato da cavallo, imbracciò lo scudo e la spada, ma l’animale “non badando a ragazzate né a bravate, dopo aver guardato, come s’è detto di qua e di là, si rivoltò indietro, mostrò da lontano il deretano (sedere) a Don Chisciotte, e con gran flemma e lentezza tornò a sdraiarsi in fondo alla gabbia”.

Il TAR Campania condanna il Comune di Montoro e vanifica sensibilmente la riduzione della Tassa sui rifiuti per il 2016

logo_IUC_54_1981

Mi sembra opportuno ritornare sul tema delle aliquote comunali per la determinazione della tassazione locale. Nella seduta di Giunta Comunale del 22 febbraio scorso, sono state stabilite le aliquote, che determineranno poi la tassazione a carico dei contribuenti montoresi per l’anno 2016, per quanto riguarda l’IMU, la TASI, l’addizionale comunale IRPEF e la TARI (tassa sui rifiuti).

In merito alla TARI, vi è una notizia positiva e una negativa.

In questa seduta di Giunta, è stato approvato il PIANO FINANZIARIO ANNO 2016 RELATIVO AL SERVIZIO DI GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI, il quale, costituisce lo strumento attraverso cui i Comuni definiscono la propria strategia di gestione dei rifiuti urbani e individua i costi fissi ed i costi variabili inerenti al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, che determina il costo che poi sarà sostenuto dai cittadini, nella sua interezza, attraverso la TARI.

Dopo l’aumento del costo, di circa 50.000 euro, avvenuto con il piano finanziario 2015 rispetto a quello del 2014, per l’anno 2016 è stato confermato lo stesso costo in € 2.940.000 così come da delibera n. 47 del 22/02/2016. Pertanto, si conferma lo stesso costo nella gestione dei rifiuti urbani rispetto all’anno 2015,  nonostante ci sia stato una razionalizzazione del piano di raccolta che ha previsto, anche, la riduzione di un giorno della raccolta dei rifiuti indifferenziati.

 Il fatto positivo, però, è che quest’anno, si potrà beneficiare di una riduzione dei costi per euro 200.000,00 dovuto ai proventi ricavati dal riciclo dei rifiuti differenziati, e che da piano finanziario potrebbe comportare una riduzione della TARI, per le utenze domestiche in media del 6,5% e per le utenze non domestiche una riduzione media del 16.50%.

In definitiva, il costo della gestione dei rifiuti, si riduce da 2.940.000 euro a 2.740.000 euro per l’anno 2016.

Ho usato il condizionale non a caso, perché, ed è questo l’aspetto negativo, nella stessa delibera si prevede “che unitamente al Ruolo 2016 saranno riscossi dai Contribuenti ulteriori  125.000 euro, in esecuzione alla Sentenza TAR CAMPANIA n.239/2016 del 25.01.2016″, annullando quasi del tutto il vantaggio delle economie realizzate con il riciclo dei rifiuti.

Questa sentenza ha condannato il Comune di Montoro a recuperare 125.000 euro dai cittadini, perché l’amministrazione comunale ha approvato in ritardo le aliquote dei tributi locali dell’anno 2015, nello specifico li ha approvati in data 3 settembre 2015, “e quindi successivamente alla scadenza del termine imposto dalla legge per la determinazione delle aliquote e delle tariffe dei tributi locali, e che si individua in quello “fissato da norme statali per l’approvazione del bilancio di previsione, ne consegue che le tariffe TARI oggetto della Delibera gravata, in quanto approvate oltre il termine perentorio del 30.07.2015, non sono applicabili con riferimento all’anno 2015″.

Quindi il vantaggio creato dai proventi derivanti dal riciclo dei rifiuti differenziati, quantificato in euro 200.000, viene sensibilmente ridotto per il recupero di 125.000 euro, dovuto al mancato rispetto dei termini di legge per la comunicazione al Ministero delle Economie e delle Finanze  delle aliquote e delle tariffe dei tributi locali riferite all’anno 2015.

Quindi, in definitiva, per l’anno 2016 si prospetta una riduzione della TARI a vantaggio dei cittadini di solo qualche euro.

Per quanto riguarda l’IMU e la TASI, questi due tributi sono stati eliminati per le abitazioni principali dal Governo Renzi, e rispetto allo scorso anno, che erano fissate dall’amministrazione comunale nella misura massima del 10,60 %, si sono ridotte al 10,30%, ricordando che nel 2016 colpiranno sono i contribuenti che sono proprietari di un’abitazione diversa da quella principale (sostanzialmente le seconde case).

La Giunta Comunale di Montoro, infine, ha confermato l’aliquota IRPEF dello 0,7% senza scaglioni, che permette un gettito di entrata nelle casse comunali di  1.000.000 euro, rispetto alla soglia massima consentita dalla legge dello 0,8%.

Link della sentenza:

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=TWQPHMJEIYA3KAIZYXN6ABCEUA&q=

Scomparsa del dottore Forte: “vecchio saggio dal pensiero lento”

Forte

La scomparsa del dottore Giovanni Forte, segna anche la fine della storia della tradizione dei democratici cristiani di Montoro. In questi giorni, si sono succedute molte parole di commiato, che hanno messo in evidenza tutti gli aspetti del suo carattere mite e la sua capacità di analisi sempre lucida. Io, che lo conoscevo poco, sono stato sempre attratto ed ho sempre apprezzato una sua qualità, la lentezza nell’esprimere le sue idee, mi piacerebbe dire la sua “lentezza di pensiero”, sia che fosse un’intervista o un intervento ad un convegno o semplicemente un colloquio privato. Questo suo modo flemmatico, lo portava ad esprimere opinioni che non erano mai banali o idee mai obsolete, ma dava un senso vero ad ogni suo concetto o pensiero, era un continuo arricchirsi.

Montoro ha perso uno di quei “vecchi saggi”, che sono un porto sicuro soprattutto nei momenti di burrasca.

Era espressione della Democrazia Cristiana negli della cosiddetta Prima Repubblica, la quale, da alcuni, è stata rappresentata come espressione del vecchio, di una politica lenta, ingessata, riflessiva, alla continua ricerca del compromesso e non adeguata alla velocità di cambiamento di una società in evoluzione.

Oggi si ritiene, invece, che il nuovo vale più del vecchio ed il passaggio deve avvenire in modo repentino. La politica è chiamata ad essere veloce, dinamica, all’occorrenza frenetica.

Il dottore Forte era il contrario, soprattutto nel pensiero, perché, uso le parole di Marco Follini scritte nel suo libro Elogio della pazienza, “la politica ha bisogno di tempo. E’ lenta. E la democrazia, che è fatta di tante voci, tanti interessi, tanti conflitti, è particolarmente lenta. Cammina piano, non procede a passo di carica. Riflette, non improvvisa. Elabora. Cerca di convincere, non di incalzare, tanto meno di travolgere. Il suo ritmo è quello di milioni di persone che si muovono insieme, più che quello di corridori solitari che inseguono il primato. In una parola, la politica è un ballo lento”.

Ebbene, io personalmente penso che, il dottore Forte incarnava alla perfezione questo modo di procedere e di pensare della politica.

Oggi, se ci riflettiamo, ci vogliono far credere che corriamo, che le scelte vengono prese in modo immediato, repentino, ma poi ci accorgiamo che ci troviamo in un vortice che gira solo su se stesso, di scelte che vengono solo annunciate ma mai attuate, e troppe volte le cose restano come sono.

Le sue riflessioni mai improvvisate, lo hanno portato ad individuare prima degli altri la vera novità e innovazione della politica montorese: la fusione dei due comuni. Io, ho sentito parlare la prima volta di questo concetto da lui, negli studi di Telespazio 1, durante la mia giovanile frequentazione negli anni novanta. E ne parlava come slancio storico ed ideale, senza tener conto di calcoli di vantaggi economici e tantomeno di interessi politici o miseri tornaconti elettorali, che pure hanno caratterizzato la scelta successiva.

Telespazio 1, era l’altra grande intuizione che ha avuto per il nostro territorio. La costruzione e la crescita del tessuto sociale di una comunità, passa anche attraverso la libera informazione e il racconto appassionato di ciò che accade. Era quello, un luogo di scambio culturale di idee politiche e sociali che hanno portato un grosso arricchimento alla nostra comunità.

La morte annienta la persona ma fa emergere il ricordo.

Sommessamente inviterei a ricordare il dottore Forte, dal punto di vista politico, con quella “lentezza di pensiero”, così da favorire un ritorno alla politica che sia riflessione, condivisione, in cui si cerca di convincere e non di incalzare o travolgere, quella di “un ballo lento” collettivo e non solitario. Il contesto attuale, sembra, che abbia ridotto la politica ad una corsa all’apparire o a pubblicare selfie a trentadue denti, invece, dovrebbe esserci una corsa ad esprimere idee e una tensione per le proposte.

“Oggi, forse, pazienza e prudenza, misura ed equilibrio, sono le doti migliori che ci potremmo aspettare da chi ci governa”.

Regione Campania: confermate le indennità e tornano i contratti ai parenti dei consiglieri regionali

image

Con la delibera n. 15 dell’Ufficio di Presidenza della Regione Campania, rappresentata dal presidente Rosetta D’Amelio, si è proceduto ad abrogare la norma del 2013 che prevedeva il limite per i consiglieri reginali di sottoscrivere contratti di diritto privato con coloro che abbiano, con i consiglieri regionali della Campania in carica, appartenenti al medesimo gruppo consiliare, rapporti di parentela o affinità entro il terzo grado, con questa delibera, tale limite viene ridotto al secondo grado. Pertanto la norma, oggi, prevede che si può procedere a distacchi, comandi e contratti a termine negli staff dei consiglieri e gruppi consiliari di riferimento, a beneficio dei parenti fino al terzo grado di parentela (per esempio zii, nipoti e bisnipoti).

Questo, ovviamente, non pone limiti al fatto che possano avvenire scambi di “parenti” tra i consiglieri regionali.

In tale delibera vengono anche confermate, senza nessuna riduzione, le indennità del Presidente della Regione e quelle di funzione per gli assessori regionali e i vicepresidenti del consiglio «pari al 65% dell’indennità di funzione lorda»; per i consiglieri questori e segretari dell’Ufficio di presidenza, così come i capogruppo e i presidenti delle Commissioni, con «una indennità di funzione pari al 55% dell’indennità di funzione lorda»; e per i vicepresidenti e i consiglieri segretari, per i quali è prevista una «indennità di funzione pari al 45% dell’indennità lorda».

Bisogna anche considerare che, sono pochissimi quei consiglieri che non rivestono una di queste cariche, e quindi quasi a tutti è concessa una indennità di funzione ad integrazione dell’indennità di carica per il ruolo ricoperto di consigliere regionale.

A questo si deve aggiungere che i consiglieri regionali, i dirigenti, i funzionari che svolgono particolare ruolo di servizio e gli autisti, sono dotati per uso istituzionale di un cellulare di fascia Top, e proprio in questi giorni sono in distribuzione ai consiglieri regionali i nuovi smartphone di ultima generazione a traffico illimitato.

Inoltre, la già citata delibera n. 15 dell’Ufficio di presidenza, stabilisce anche che per “per il periodo 31 luglio – 31 dicembre 2015, sono stati indicati, per le spese dei contratti privati per il personale afferente ai Gruppi politici, l’importo pari ad € 717.362,46 e per il personale afferente alle segreterie politiche, un importo pari ad € 431.464,11, per una spesa complessiva pari ad € 1.148.826,57; che «alla data del 6 novembre 2015 risulta impegnata, fino alla data del 31 dicembre 2015, una somma pari a 110.277,37 euro, con un residuo pari a 321.186,74”.

Ma che “valutati i posti residui non coperti nei contingenti previsti per le singole segreterie, risulta impossibile l’utilizzo della cifra appostata a fronte delle necessità espresse da alcuni gruppi politici che hanno già raggiunto il limite di spesa ad essi assegnato”.

Da qui la necessità di trasferire “i limiti di spesa previsti per i contratti di diritto privato delle segreterie politiche presso i gruppi consiliari a far data dal 1 novembre 2015 e fino a diversa disposizione, per l’anno 2016” e “di definire la quota pro-capite per il personale in posizione di comando o di ruolo del consiglio (…) per l’anno 2016, pari a 2.500 euro”.

Sostanzialmente significa che, visto che non sono stati utilizzati i 321.186,74 euro dai gruppi politici, si decide di trasferirli ai Gruppi consiliari, cioè, nella sostanza, non li possono spendere i gruppi politici, ma li devono spendere i Gruppi Consiliari.

Bisogna segnalare i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle hanno “rinunciato a tutti i benefit, comprese le indennità di funzione, che devolviamo ad attività utili ai cittadini, come abbiamo già fatto con una prima somma destinata al ripristino dei laboratori in una scuola alluvionata di Benevento”.

Altra curiosità, apparsa su un organo di informazione regionale, è anche la campagna di marketing attuata dalla Regione Campania per far aumentare i “mi piace” sulla pagina istituzionale Facebook della Regione, con una campagna promozionale ad hoc contenuta nel pacchetto della Regione per l’Expo milanese e affidato all’agenzia Pomilio Blumm attraverso la società in house Sviluppo Campania; operazione finanziata coi fondi europei Poin ovvero programma «Attrattori culturali, naturali e turismo». Stessa strategia anche per Twitter.

In tutto questo c’è una dichiarazione del Presidente Vincenzo De Luca che “vuole ridurre le spese inutili della Regione Campania”.

Antonio Parrella

Con il terremoto del 1980 un mondo è finito, ma uno nuovo è nato dalle sue macerie

terremo

In questi giorni non mancano le manifestazioni ufficiali per celebrare solennemente, alla presenza delle autorità istituzionali, i trentacinque anni dal terremoto, che il 23 novembre 1980 devastò la nostra terra, con un’intensità superiore al 10° grado della scala Mercalli e un magnitudo pari a 6,9 della scala Richter. Una scossa interminabile, durata 90 secondi, fece tremare l’arco montuoso dell’Appennino meridionale, radendo al suolo decine di paesi dell’Irpinia e della Lucania e decimando le popolazioni locali.

Ancora oggi il ricordo di quella tragedia storica, suscita in chi l’ha vissuta sulla propria pelle emozioni assai forti e contrastanti, di sgomento e dolore, un profondo senso di sofferenza e turbamento, di inquietudine e rabbia.

È nitido e vivo il ricordo del boato che precedette la scossa, qualcosa di indescrivibile, paralizzante che non ci diede nemmeno il tempo di capire che cosa stesse succedendo. In un attimo tutto si trasformò in inferno, in angoscia, per poi lasciare il posto ad un terrificante silenzio.

Abbiamo assistito alla morte di un mondo, di un modo di vivere, quel terremoto ha segnato la fine di una civiltà aprendone una nuova.

Tutti dicono che è una data, quella del 23 novembre 1980, “spartiacque”, le nostre vite sono state sconvolte duramente, non solo sotto il profilo umano e psicologico, ma anche sul piano economico, sociale e culturale. Il terremoto ha stroncato migliaia di vite umane, ha stravolto intere comunità, ha segnato per sempre le coscienze e la sfera degli affetti più intimi.

Nei giorni successivi si sono vissuti sentimenti di dolore e di sconforto sia per il dramma delle vite spezzate ma, anche, per la distruzione della propria casa.

Distruggendo le case il terremoto ha distrutto l’identità delle persone, perché la “casa non è altro che il ritratto della coscienza di un uomo”, il luogo degli affetti, la rappresentazione urbanistica della sua visione della vita e del mondo. Perdendo la casa l’uomo perde la sua identità e il suo rifugio “sicuro”.

Ma accanto a questi sentimenti di terrore, si sono vissuti anche momenti di grande solidarietà umana, soprattutto dopo il forte grido di accusa del Presidente della Repubblica Sandro Pertini e della prima pagina del Mattino con quel titolo “FATE PRESTO”, che rappresentava meglio di tutto la pressante richiesta di aiuto che arrivava dalle zone colpite.

Infatti, come sostiene Paolo Mieli, “il vero personaggio-simbolo del dopo-terremoto fu l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Fu, infatti, Pertini il primo a percepire, malgrado i ritardi nella comunicazione, quello che stava succedendo in Irpinia. E fu ancora Pertini il primo a presentarsi in televisione non solo per parlare del terremoto, ma soprattutto per puntare il dito accusatore (ed era la prima volta che questo accadeva da parte di un uomo all’apice delle istituzioni) contro un ceto politico e amministrativo, non soltanto locale, che appariva responsabile del mancato aiuto, nei giorni immediatamente successivi al terremoto”.

Per noi montoresi lo sgomento ed il terrore di quei giorni lontani, furono mitigati dalla solidarietà e dalla presenza serena e sincera della gente di Varese che, in punta di piedi, entrò nelle nostre vite, per non uscirne mai più.

Ma in quegli anni si diffuse anche un maggior senso di solidarietà, di unione, di vicinanza tra noi cittadini, si diffuse un maggior senso di attaccamento alla nostra terra, che ci ha permesso di superare quei drammatici momenti. Poi, tutto questo con gli anni si è diradato, dovuto anche alla trasformazione della nostra società, si è perso quel senso di vicinanza che ha portato ad un affievolirsi dei rapporti interpersonali e sociali.

Ma, penso, che oggi, ricordando quei tragici momenti dovremmo dire che dalle crisi, dagli eventi drammatici si può uscire, abbiamo la capacità di farcela e il metodo è proprio quello della coesione e del sentirsi appartenenti alla stessa comunità.

Per noi, cittadini di Montoro, si presenta in questo contesto storico, una nuova sfida, quella di ricostruire la nostra identità, di un comune unito a seguito della fusione delle due municipalità, avvenuta sul piano formale, ma da realizzare su quello sostanziale. Per questo abbiamo bisogno di un’amministrazione, che in modo sincero, ci faccia vivere un tempo di condivisione, di coesione, di nuove idee, che vanno oltre l’ordinarietà e l’apparenza, e che consentano la costruzione della nuova città e di uno sviluppo sostenibile. La necessità è quella di riunire il tessuto sociale di questo territorio, affinché si formi una comunità cosciente e orgogliosa di sé, unita e coesa verso il futuro, perché, come scrisse Walter Veltroni, “il futuro è l’unico tempo in cui possiamo andare”.

Con il terremoto del 1980 un mondo è finito, ma uno nuovo è nato dalle sue macerie.

Questione Pinus Pinea alla frazione San Pietro: TUTTI SCONFITTI

pinotagliato

La vicenda dell’abbattimento del “Dio Pino” alla frazione San Pietro di Montoro segna una sconfitta di tutte le parti in causa.

È stato sconfitto il comitato spontaneo che si è costituito a difesa dello stesso, perché, nonostante gli sforzi, non è riuscito a far cambiare idea all’amministrazione, chiusa sulla sua posizione di non far svolgere ulteriori analisi.

È stata sconfitta l’amministrazione comunale perché in questa vicenda, come in altre, non è stata capace di coinvolgere e dialogare con i cittadini e si è chiusa su posizioni di arroganza degli atti amministrativi.

È stata sconfitta la Politica nella sua accezione più alta e più bella,  caratterizzata dalla partecipazione democratica e dalla coesione.

Sono stati sconfitti tutti quei consiglieri comunali che hanno preferito nascondersi dietro un silenzio assordante, soprattutto di chi doveva rappresentare con maggior forza le radici e la storia della propria area territoriale di appartenenza.

È stato sconfitto chi si è accorto, solo adesso, di avere mal riposto la propria fiducia in questa compagine elettorale.

È stata sconfitta la Città di Montoro, che perde uno dei suoi favolosi monumenti dal grande pregio paesaggistico ed ambientale.

Sono stati sconfitti tutti quei cittadini della frazione San Pietro, che hanno preferito far prevalere il disinteresse e intraprendere la strada più semplice di “salire il palazzo dell’indifferenza”, così da perdere l’occasione di scrollarsi di dosso L’antico Nomignolo, che ci viene attribuito alcune volte, di “sagliapalazzi”, che porta a preferire l’atteggiamento di sottomissione al potentato di turno col “fare buon viso a cattivo gioco”.

Siamo stati tutti sconfitti, per aver perso un testimone della nostra storia, delle nostre radici, della nostra cultura.

Questa sconfitta collettiva fa emergere una verità: la carie c’è, ma nel sistema democratico e politico della nascente città di Montoro.

Il vero senso del Flash Mob svoltosi alla frazione San Pietro di Montoro

image

Si è svolto nella serata di mercoledì scorso, per la prima volta a Montoro alla frazione San Pietro, un Flash Mob per ribadire la necessità di un maggiore dialogo e confronto sulla vicenda dell’abbattimento del pino secolare.
Un momento di aggregazione spontanea e civile per manifestare il senso di radicamento alle proprie radici e alla propria storia. Si chiede all’amministrazione comunale, inoltre, un approfondimento ulteriore di analisi sullo stato di salute dello stesso, così come sostenuto dai tecnici ai quali si sono rivolti i cittadini della frazione, supportati dai consiglieri Antonello Cerrato, Raffaele Citro e Luisa Montefusco, i quali hanno avuto, ulteriormente, la sensibilità di partecipare a tale manifestazione, insieme a tanti giovani e “cittadini” rappresentanti del Movimento 5 stelle di Montoro.
Se si allarga il campo di riflessione su questa manifestazione, caratterizzata da una organizzazione libera tra cittadini e diffusa con il passaparola sui social network, si coglie il vero elemento di novità per il nostro territorio. I cittadini montoresi vogliono avere una maggiore consapevolezza delle scelte amministrative, essere informati, partecipare, ricercare la soluzione alle problematiche della nostra terra. Questo segno di novità dovrebbe essere colto dalla politica locale, invece di chiudersi a riccio nel palazzo a passare in rassegna i profili dei social network di chi in modo libero esprime il proprio parere sull’azione amministrativa, o “invitare” alla non partecipazione a tali raduni.
Ovviamente si deve sperare che le questioni siano ampliate e che questa voglia di partecipazione e di consapevolezza deve essere allargata ai problemi dell’acqua, dell’inquinamento, dei trasporti, del coinvolgimento sociale.
La ricerca della verità in politica richiede sacrificio, comporta andare contro il sistema, esporsi in prima persona, schierarsi contro l’arroganza politica. E’ più facile nascondersi, rimanere in disparte, non partecipare, per poi lamentarsi che la nostra società non evolve. Di una cosa sono certo, che la politica sia essa svolta a livello nazionale, ma tanto più a livello locale, se stimolata, criticata, messa sotto pressione riesce a dare risultati migliori. Se, invece, lasciata ad amministrare da sola, indisturbata, senza la partecipazione dei cittadini produce i risultai peggiori.
Quindi bisognerebbe cogliere questo segno di maturità della società civile montorese, la quale chiede, sostanzialmente, che ci sia coinvolgimento e una partecipazione vera all’azione amministrativa e non solo di facciata, “tanto poi si fa quello che dico io”.
Che questa maggioranza consiliare vive tale problematica, è emersa in tutta la sua forza con la presa di posizione del consigliere di maggioranza Antonello Cerrato, il quale ha posto con determinazione tale questione, tanto da arrivare a prendersi una “pausa di riflessione” sul suo senso di appartenenza a tale gruppo consiliare.
Questi gruppi politici dovrebbero riflettere sul fatto che, le recenti manifestazioni sono la dimostrazione del crescente bisogno dei cittadini di essere ascoltati dai rappresentanti politici che hanno eletto e di influenzare l’esercizio del potere politico, anche nell’intervallo tra un’elezione e l’altra. E’ evidente che un’accresciuta e diretta partecipazione della cittadinanza al governo locale, può portare a sentirsi responsabilizzati e ad avere maggiore fiducia nel processo democratico.
Concludo con un pensiero di Bertrand Russell, che è rivolto a tutti noi al fine di essere cittadini consapevoli “Non smettete mai di protestare, non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Siate il peso che inclina il piano. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.”
La politica ha bisogno di un cittadino che pensa, pone domande e pretende delle risposte.
Il politico a sua volta “non deve utilizzare il potere per sopprimere opinioni che ritiene dannose, perché così facendo saranno le opinioni a sopprimerlo”.

Il vero senso del Flash Mob alla frazione San Pietro di Montoro

image

Si è svolto nella serata di mercoledì scorso, per la prima volta a Montoro alla frazione San Pietro, un Flash Mob per ribadire la necessità di un maggiore dialogo e confronto sulla vicenda dell’abbattimento del pino secolare.
Un momento di aggregazione spontanea e civile per manifestare il senso di radicamento alle proprie radici e alla propria storia. Si chiede all’amministrazione comunale, inoltre, un approfondimento ulteriore di analisi sullo stato di salute dello stesso, così come sostenuto dai tecnici ai quali si sono rivolti i cittadini della frazione, supportati dai consiglieri Antonello Cerrato, Raffaele Citro e Luisa Montefusco, i quali hanno avuto, ulteriormente, la sensibilità di partecipare a tale manifestazione, insieme a tanti giovani e “cittadini” rappresentanti del Movimento 5 stelle di Montoro.
Se si allarga il campo di riflessione su questa manifestazione, caratterizzata da una organizzazione libera tra cittadini e diffusa con il passaparola sui social network, si coglie il vero elemento di novità per il nostro territorio. I cittadini montoresi vogliono avere una maggiore consapevolezza delle scelte amministrative, essere informati, partecipare, ricercare la soluzione alle problematiche della nostra terra. Questo segno di novità dovrebbe essere colto dalla politica locale, invece di chiudersi a riccio nel palazzo a passare in rassegna i profili dei social network di chi in modo libero esprime il proprio parere sull’azione amministrativa, o “invitare” alla non partecipazione a tali raduni.
Ovviamente si deve sperare che le questioni siano ampliate e che questa voglia di partecipazione e di consapevolezza deve essere allargata ai problemi dell’acqua, dell’inquinamento, dei trasporti, del coinvolgimento sociale.
La ricerca della verità in politica richiede sacrificio, comporta andare contro il sistema, esporsi in prima persona, schierarsi contro l’arroganza politica. E’ più facile nascondersi, rimanere in disparte, non partecipare, per poi lamentarsi che la nostra società non evolve. Di una cosa sono certo, che la politica sia essa svolta a livello nazionale, ma tanto più a livello locale, se stimolata, criticata, messa sotto pressione riesce a dare risultati migliori. Se, invece, lasciata ad amministrare da sola, indisturbata, senza la partecipazione dei cittadini produce i risultai peggiori.
Quindi bisognerebbe cogliere questo segno di maturità della società civile montorese, la quale chiede, sostanzialmente, che ci sia coinvolgimento e una partecipazione vera all’azione amministrativa e non solo di facciata, “tanto poi si fa quello che dico io”.
Che questa maggioranza consiliare vive tale problematica, è emersa in tutta la sua forza con la presa di posizione del consigliere di maggioranza Antonello Cerrato, il quale ha posto con determinazione tale questione, tanto da arrivare a prendersi una “pausa di riflessione” sul suo senso di appartenenza a tale gruppo consiliare.
Questi gruppi politici dovrebbero riflettere sul fatto che, le recenti manifestazioni sono la dimostrazione del crescente bisogno dei cittadini di essere ascoltati dai rappresentanti politici che hanno eletto e di influenzare l’esercizio del potere politico, anche nell’intervallo tra un’elezione e l’altra. E’ evidente che un’accresciuta e diretta partecipazione della cittadinanza al governo locale, può portare a sentirsi responsabilizzati e ad avere maggiore fiducia nel processo democratico.
Concludo con un pensiero di Bertrand Russell, che è rivolto a tutti noi al fine di essere cittadini consapevoli “Non smettete mai di protestare, non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Siate il peso che inclina il piano. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.”
La politica ha bisogno di un cittadino che pensa, pone domande e pretende delle risposte.
Il politico a sua volta “non deve utilizzare il potere per sopprimere opinioni che ritiene dannose, perché così facendo saranno le opinioni a sopprimerlo”.

Il Consigliere De Giovanni con il voto sul bilancio si “reca a Canossa”

 
Andare a Canossa.
Questo è un modo di dire che significa implorare un perdono umiliante; essere costretti a chiedere scusa; fare atto di sottomissione totale.
Il fatto storico che ha determinato questo modo di dire, ha origine da un episodio avvenuto nella cittadina emiliana di Canossa il 25 dicembre del 1077. Ne fu protagonista l’imperatore Enrico IV che, colpito dalla scomunica di Papa Gregorio VII, si vide costretto a implorarne il ritiro, pena la perdita effettiva del suo potere. Il pontefice, che era ospite al castello di Canossa della contessa Matilde di Toscana, cugina e vassalla dell’imperatore, ma devota e fedele alla Chiesa, ritirò la scomunica solo per intercessione della nobildonna; tuttavia impose all’imperatore tre giorni di umiliante attesa, che questi dovette trascorrere in abito da penitente, a piedi nudi, nella neve, fuori delle porte del castello.
La stessa sorte di Enrico IV di recarsi a Canossa, sembra, simbolicamente, a mio personale parere, essere stata riservata al consigliere, almeno per ora, di minoranza Francesco De Giovanni, con la sua espressione di voto di astensione all’approvazione del bilancio di previsione e sulla determinazione delle aliquote IMU (per la quale ha votato a favore), TASI, TARI e addizionale IRPEF comunale, esprimendo, quindi, con tale posizione un avvicinamento alla maggioranza bianchiniana, nonostante sia stato ricoperto, per un anno, in modo umiliante, da veementi critiche sull’operato dell’amministrazione da lui guidata dell’ex Comune di Montoro Superiore, denigrando l’operato anche di coloro che insieme a lui hanno determinato le scelte che ha visto protagonista, peraltro, l’attuale amministrazione alle varie inaugurazioni, come lo sviluppo delle aree PIP, la messa in sicurezza di Aterrana, il progetto PIRAP, la riqualificazione del Campanile di San Pietro, i fondi sulla scuola, solo per citarne alcune.
Critiche che per giunta gli sono state ricordate, sia nella pubblicazione sul primo anno di vita amministrativa del Comune di Montoro per il quale è stato uno dei protagonisti che hanno consentito la fusione, sia nell’ultima seduta del Consiglio Comunale del 3 settembre scorso, nel quale lui ha espresso il suo voto di astensione sull’approvazione del bilancio di previsione, con la seguente dichiarazione che “rispetto alle critiche mosse lo scorso anno ci sono stati piccoli segnali, in particolare le esenzioni Imu e le detrazioni. L’imprinting di questa amministrazione comincia a vedersi, anche se sicuramente bisogna continuare a lavorare su diversi ambiti”.
L’atteggiamento di De Giovanni, era stato molto meno accomodante nella seduta di Consiglio Comunale di qualche mese fa, quella del 03 novembre 2014, in cui veniva approvato il bilancio di previsione 2014, nel quale dichiarava il proprio voto contrario.
Per onore di cronaca si deve far presente che anche per il 2015 sono state confermate le stesse aliquote dello scorso anno, che per IMU e TASI sono ai massimi consentiti dalla legge, e che le modifiche da lui sollecitate erano già applicate per i cittadini dell’ex Comune di Montoro Superiore, peraltro con aliquota TASI sulla prima casa più bassa di quella attuale.
Il bilancio di previsione è senza dubbio un documento contabile, ma anche e soprattutto politico.
In esso sono contenute tutte le spese e tutte le entrate che l’amministrazione comunale prevede per l’anno successivo.
In questo documento vanno indicate le spese da cui il comune non può prescindere (spese per il personale, riscaldamento, ecc…) e quelle che si possono definire “progettuali”, e che rappresentano delle scelte politiche. Queste ultime ci fanno capire la lungimiranza, la capacità o l’incapacità, la fantasia e il coraggio di chi amministra.
E’ qui che si vede la progettualità dell’amministrazione e la sua capacità di portare avanti le proprie idee.
Quindi, da un punto di vista politico, dare o meno il proprio voto ed eventualmente astenersi su questo documento rappresenta un momento importante, se si pensa al fatto che la mancata approvazione comporta l’immediato commissariamento del Comune. Questo voto di astensione del consigliere De Giovanni, sembra determinare un atteggiamento di avvicinamento alla visione programmatica, di questa maggioranza, che ha di Montoro per i prossimi anni.
E’ un atto politico che lo colloca, almeno per il momento, in una situazione di limbo, cioè intermedia, che lo raffigura con un piede in maggioranza ed un altro che resta all’opposizione. Ora bisogna capire se anche l’altro piede va in avanti o torna indietro. In tal caso, ci chiediamo, da un punto di vista di “geografia” politica del consiglio comunale, sta cambiando qualcosa ? e quali sono le forti motivazioni politiche che lo spingono al venir meno al mandato che gli ha affidato il corpo elettorale che lo ha collocato all’opposizione di questa compagnie governativa ?
Un dato incontrovertibile è che la minoranza consiliare si è divisa, infatti, gli altri componenti hanno tutti espresso il proprio voto contrario. Ora sarà il tempo a dirci se questa divisione, anche se riguarda soltanto una delle sue componenti, potrà presto rimarginarsi oppure no, e capire se e quanti vorranno “recarsi a Canossa”.