Il difficile ruolo del sindaco

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In queste settimane si sono susseguite vicende diverse e non connesse tra loro  che hanno riguardato alcuni Sindaci del nostro Paese, tra minacce subite e coinvolgimenti giudiziari.

Il Sindaco di Licata, in Sicilia, ha subito l’incendio della propria abitazione, per le azioni poste in essere contro l’abusivismo edilizio. Denunce e proteste contro il Sindaco di  Agrigento per la stessa ragione, così come minacce ha subito il sindaco di Bari. Come segnalato, in un comunicato dell’ANCI, “quotidianamente Sindaci non solo del Sud ricevono minacce, aggressioni, intimidazioni nello svolgimento delle proprie funzioni per affermare prima di tutto il rispetto delle regole”. Vicende diverse hanno coinvolto, il Sindaco di Lodi che è stato arrestato ed è indagato per turbativa d’asta per una vicenda relativa alla gestione di una piscina affidata ad una Società partecipata dal Comune. Inoltre, i sindaci di Livorno e Parma hanno ricevuto un avviso di garanzia per vicende legate alla vita amministrativa delle città che governano.

Che succede ai sindaci delle nostre città ? che ruolo ricoprono ?

Certo, essere sindaci oggi, significa ricoprire un ruolo complicato e difficile, non facile da svolgere.

L’ex sindaco di Forlì, Roberto Balzani, ha intitolato un suo libro, che raccoglie le riflessioni sul suo mandato di sindaco, con un titolo emblematico “Cinque anni di solitudine”.

La sua esperienza può essere considerata emblematica di come oggi sia complicato e difficile ricoprire questo ruolo, e rappresentativa dello “sforzo” che comporta l’assunzione di una carica così  onerosa e, molto spesso, assai poco soddisfacente, come è quella che, eufemisticamente, viene considerata di «primo cittadino».

Le sue riflessioni sono attuali nel momento in cui varie vicende di cronaca, che abbiamo sottolineato, riportano all’attenzione la complessità di questa carica elettiva. Senza generalizzare, oggi il mandato di sindaco può essere una specie di calvario, che tiene lontano le migliori menti della socialità civile. La mitica società civile è poco propensa a cacciarsi nei pasticci che comporta un ruolo pieno di responsabilità, esposto a tutte le critiche e sostenuto poco sia  dal livello politico che burocratico.

Sui sindaci vengono “scaricati” problemi di ogni genere, peraltro con risorse che sono di anno in anno ridotte. Il sindaco viene visto come il responsabile di tutto ciò che accade sul territorio, a lui si rivolgono per qualsiasi problematica. Ma non sempre riescono a risolvere i problemi, soprattutto perché alla responsabilità che gli viene affidata con l’elezione diretta non segue un’autonomia politica vera, una capacità di azione, la possibilità di avere risorse umane sempre adeguate, la possibilità di dare risposte alle domande dei cittadini in un quadro di regole certe. A questo si aggiunge, che di solito, il politico, guarda al prossimo mandato e quindi, è tentato a lasciare poco spazio e visibilità alla sua squadra di governo, in cui, tra l’altro, non mancano mai quelli che sgomitano per portargli via la scena e il potere. Inoltre, la necessità di presentarsi sempre come colui che risolve i problemi in prima persona, deve fare i conti con un contesto di leggi e regolamenti, che il più delle volte si trasformano  nei  famosi lacci e lacciuoli.

Il fattore, inoltre, che rende il ruolo del sindaco tanto centrale quanto estremamente fragile e vulnerabile sulla scena politica è, infatti, la crisi che stanno attraversando i grandi partiti italiani. Il loro dissolvimento o forte ridimensionamento, ha scalfito il difficile e necessario equilibrio tra decisione e consenso.

Il sistema politico dovrebbe articolarsi su due sottosistemi principali:  l’amministrazione e i partiti. La funzione del primo è produrre decisioni, mentre al secondo viene richiesto di creare il consenso necessario al funzionamento dell’amministrazione. Detto in altre parole e con riferimento ai comuni, il sindaco deve prendere le decisioni mentre i partiti dovrebbero assolvere la funzione di creare il consenso senza il quale il governo della città è impossibile. L’attuale sistema elettorale delle amministrative sgancia gli assessori dalla competizione elettorale, in quanto  dichiara incompatibile la loro presenza in Consiglio comunale, questo perché si vuole distinguere la sfera delle decisioni da quella del consenso.

In Italia, la crisi dei partiti ha creato un corto circuito, per cui il sindaco, in assenza di partiti o movimenti politici efficienti, deve prendere le decisioni e contemporaneamente creare il consenso di cui ha bisogno per essere eletto. Inoltre, la difficile situazione che stiamo vivendo riversa sulla scrivania del “primo cittadino” qualsiasi situazione, spesso potenzialmente esplosiva, senza nessun filtro o mediazione da parte dei movimenti politici o dei partiti.

Il risultato è che molte volte i sindaci, sembrano più preoccupati di crearsi il consenso che di decidere. Questo comports un rischio non secondaro per il governo della città e per la stessa democrazia locale, perché “è nella città che si impara a diventare cittadini”, così come sostenevano i filosofi greci.

I sindaci oggi dovrebbero essere sostenuti con più determinazione nello svolgimento del loro mandato, “perché la loro capacità di amministrare i nostri Comuni e il rispetto per questo ruolo, sono un bene prezioso che va salvaguardato nell’interesse del buon funzionamento della nostra democrazia”, ma per farlo dovrebbero aprirsi di più al confronto e sentirsi meno “uomini soli al comando”.

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