Montoro: Don Chisciotte, Sancho Panza e la battaglia dei mulini a vento

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A Montoro le elezioni amministrative del 2014, sembravano che ci avessero consegnato un’amministrazione composta, in modo allegorico, da un Don Chisciotte e dai sui fidi scudieri rappresentati da Sancho Panza, del omonimo capolavoro di Cervantes. Vi erano stati un crescendo di annunci rivoluzionari, un nuovo alle porte, il meglio che doveva arrivare nella nostra città, grida spagnolesche, promesse messianiche.

Ma di tutta questa rivoluzione, ad oggi, non sembra esserci traccia.

Sciabolate erano state annunciate per la risoluzione della problematica ambientale e del risanamento della Solofrana.

È pur vero, che l’amministrazione di Montoro ha emesso ordinanze, decreti, scritto lettere, partecipato alle marce, ha convocato un Consiglio Comunale congiunto con il Comune di Solofra, nel quale, oltre alla normale “passerella”, avevano preso l’impegno di istituire una cabina di regia comune, ma tutto è rimasto fermo.

Gli sversamenti nel torrente continuano indisturbati, e del piano di caratterizzazione, e soprattutto della relativa bonifica dei pozzi, si sono perse le tracce.

Tutti questi atti sembrano ripercorrere quello che avviene nel capolavoro di Cervantes, il quale racconta che l’unico ad avere l’occasione di esercitare l’arte del comando è Sancho Panza, nominato per burla governatore dell’isola di Baratteria. Il meglio che resta da fare a Don Chisciotte è istruirlo sui modi in cui deve comportarsi nel nuovo incarico, un piccolo trattato politico pieno di “sagge” raccomandazioni, una di queste è:

non far tanti decreti, ma se li fai , guarda che siano giusti, e soprattutto che siano osservati ed eseguiti. Perché i decreti che non sono osservati, è lo stesso che se non esistessero; anzi, fanno credere che il principe che ebbe senno ed autorità per emanarli, non abbia poi avuto la forza necessaria per farli rispettare”.

Attenti, quindi all’annuncite.

Per Donchisciottismo si intende, la tendenza a battersi con coraggio ed entusiasmo per idee e ideali che non vengono valutati realisticamente e criticamente.

Un dizionario politico lo definisce, invece, come “atteggiamento spavaldo e vanaglorioso di chi vanta capacità rivoluzionarie e di lotta, ma è sostanzialmente impotente”. Questa impotenza, almeno su questa materia, mi ero permesso di sottolinearla in una intervista radiofonica in cui facevo riferimento che si combatteva contro un muro di gomma, ma fui rassicurato che con lui sarebbe stato diverso. Ad oggi, nulla è cambiato.

La mancanza di novità su questa materia è stata certificata anche in una nota dell’amministrazione del febbraio scorso, nella quale, su sollecitazione del Movimento politico di Sel-Montoro che chiedeva la convocazione della Commissione Ambiente per ricevere aggiornamenti sulla situazione ambientale del nostro territorio, il Presidente di suddetta commissione e il Sindaco, dichiaravano “che non appena saranno più chiari ed evidenti gli aspetti legati alla Bonifica ed al risanamento ambientale del comprensorio montorese-solofrano, sarà interesse e cura di questa Amministrazione convocare la commissione”.

Allo stato attuale la commissione non è stata convocata, e la situazione resta immutata.

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Nell’opera di Cervantes, il fido scudiero Sancho Panza vede il nemico all’orizzonte e soccombe ancor prima di mostrare la spada, ma Don Chisciotte sa che immaginando un campo di battaglia, disponendo le forze a suo vantaggio e contagiando anche altri a vedere questa sua immaginazione, riuscirà a guadagnare qualche metro, è quello che ci auguriamo per la risoluzione di questo annoso problema.

L’importante, però, è capire che non si tratta di vedere dei mulini a vento e convincersi che sono dei giganti leggendari, ma decidere che i giganti sono meno invincibili se li si tratta da mulini a vento.

Bisogna però andare alla battaglia armati fino ai denti, altrimenti si rischia di fare la stessa fine che Cervantes fa fare a Don Chisciotte nella battaglia contro il leone.

Si racconta che Don Chisciotte, smantato da cavallo, imbracciò lo scudo e la spada, ma l’animale “non badando a ragazzate né a bravate, dopo aver guardato, come s’è detto di qua e di là, si rivoltò indietro, mostrò da lontano il deretano (sedere) a Don Chisciotte, e con gran flemma e lentezza tornò a sdraiarsi in fondo alla gabbia”.

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