Ordinanze sindacali che inibiscono l’uso dei pozzi per tetracloroetilene: io mi chiedo perché ?

Pozzi.

Io mi chiedo Perché ?

Perché un’ordinanza così importante che è datata 21 maggio 2015 viene pubblicata all’albo pretorio solo il 10 luglio ?

Perché una notizia così importante, dal punto di vista politico, non è stata oggetto di discussione pubblica dagli amministratori di questo comune ?

Perché nonostante gli annunciati controlli e la determinazione di portare avanti queste battaglie ambientali da un anno a questa parte, non si è limitato il diffondersi nella falda del tetracloroetilene ?

Veniamo ai fatti.

Con le ordinanze n. 98 e 99 del 21 maggio 2015, ma pubblicate all’albo pretorio solo il 10 luglio, viene ordinato, per due pozzi che ricadono in proprietà privata, il divieto assoluto di utilizzazione, e quindi il divieto di prelevare acqua per qualsiasi scopo, in quanto da analisi effettuate dall’ARPAC, sono stati riscontrati parametri chimici che superano i valori previsti dalla vigente normativa, con particolare riferimento alla sostanza tetracloroetilene.

Tale decisione, pertanto, si è resa necessaria a scopo cautelativo, al fine di salvaguardare e tutelare l’igiene e la salute pubblica. Questo stato di cose costituisce pericolo per la pubblica e privata incolumità, nonché nocumento alla salute pubblica.

Senza voler criminalizzare o accusare nessuno, tantomeno le persone che si sono viste recapitare questa ordinanza ad horas, dal punto di vista politico, emerge però il ritardo con cui si rende edotti la popolazione della possibilità, eventuale, che tale fenomeno possa estendersi anche ai pozzi che ricadono in altre proprietà, e quindi, cercare di capire se tale fenomeno possa raggiungere anche altre situazioni simili.

Se si voleva tutelare la riservatezza e la privacy delle persone coinvolte, si potevano usare certamente degli omissis. Resta il fatto che bisogna porre con più determinazione la questione, tanto è vero che questo problema non è stato risolto ma si potrebbe temere, addirittura, una sua diffusione.

Ora non ci resta che chiedere, tutti insieme, cittadini, forze politiche e sociali, che vengano finalmente avviate le attività di spurgo e di bonifica dei pozzi inquinati.

E non ci si venga a dire che, la mancata diffusione della notizia era dovuta ad evitare “gli inutili allarmismi”. In un rapporto franco e diretto con i cittadini, la politica è tenuta a parlar chiaro e ad illustrare quello che accade sul territorio, perché altrimenti si fomenta il pettegolezzo e la mala informazione, così come è accaduto anche su questa vicenda. La notizia di queste ordinanze circolava da tempo per le strade del montorese.

Riporto un pensiero di un ingegnere ambientale sulle caratteristiche del tetracloroetilene: “Una caratteristica di questo solvente è rappresentata dal fatto che se viene raggiunta la falda freatica si deposita sul fondo dell’acquifero causando un livello di contaminazione in funzione della idrosolubilità. In questo modo, anche una modesta quantità, può costituire una sorta di serbatoio in grado di determinare un inquinamento costante e diffuso.  Nelle acque sotterranee l’assenza di luce ne impedisce l’ossidazione fotolitica e le elevate pressioni ne riducono drasticamente la volatilità: il risultato è un aumento dei tempi di permanenza che compromettono la qualità delle risorse idriche per tempi molto lunghi.  A seguito di rilasci consistenti al suolo, il PCE può raggiungere i corpi idrici sotterranei se presente in quantità tale da superare la capacità di ritenzione del suolo. All’interno di una stessa fase, il principale meccanismo di trasporto è di tipo diffusivo, ovvero promosso da differenze di concentrazioni all’interno dello stesso mezzo”.

Sulla base di tali caratteristiche, si renderebbe necessaria, in questa fase, avviare, su azione dell’amministrazione, uno studio di indagine al fine di individuare la sorgente o le sorgenti contaminati e successivamente mettere in atto idonei sistemi di bonifica, sia per isolare che eventualmente rimuovere le cause dell’inquinamento. Si potrebbero censire e monitorare con cadenza periodica i pozzi pubblici e privati del nostro territorio; eventualmente adottare un’ordinanza sindacale che limiti la diffusione nel suolo, con la finalità di inibire il prelievo dai pozzi di acqua a chi non è dotato di idoneo impianto di depurazione; effettuare un censimento delle attività, sia dismesse che in essere, potenzialmente contaminati; predisporre in collaborazione con l’ARPAC, il piano di caratterizzazione con l’obiettivo di conoscere le cause e la contaminazione delle aree interessate.

Montoro è una comunità matura nell’affrontare e risolvere insieme situazioni del genere, bisogna solo avere l’umiltà di aprirsi al confronto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...