Cipolla Ramata di Montoro: volano di sviluppo del territorio

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Il successo che sta riscontrando la comunità della Cipolla Ramata di Montoro ha raggiunto, ormai, il contesto nazionale, tanto da sollecitare l’interessamento della nota trasmissione RAI “Linea Verde” che, nella puntata di domenica 19 aprile, metterà in evidenza le sue qualità. Ma la Cipolla ramata di Montoro è menzionata anche nel libro del giornalista toscano, Carlo Cambi, autore del “Mangiarozzo”. Da dieci anni Il Mangiarozzo è diventato il riferimento per chi desidera assaporare la cucina italiana autentica. Nato dall’idea di restituire protagonismo alle tavole della tradizione e con l’intento di creare un circuito virtuoso tra chi predispone la cucina, chi la racconta e chi la consuma, è sostanzialmente l’anti guida gastronomica per eccellenza, senza voti, né classifiche. Il libro è semplicemente una cronaca gustosa che racconta il patrimonio della cucina italiana, e si avvale delle segnalazioni di centinaia di appassionati che condividono sensazioni ed emozioni culinarie.

Di tale successo, si deve dare merito a tutti coloro che credono e portano avanti, con grande passione e determinazione, questo progetto e che ci fa sentire orgogliosi di questa terra.

Questo, però, ci deve far riflettere su alcuni aspetti.

Innanzitutto che dobbiamo prendere consapevolezza del nostro territorio, di quello che abbiamo e delle potenzialità dei nostri prodotti. Montoro ha una sua storia da raccontare, ma dobbiamo prima prendere coscienza che in questo settore, quello agricolo e dell’enogastronomia, si può investire e creare il giusto grado di interesse, per determinare una condizione di sviluppo alternativa al contesto industriale.

Potremmo allargare i prodotti di eccellenza di questo territorio al carciofo e alla patata, oltre che spingerci all’enogastronomia, così da impegnarci ad attrarre sul nostro territorio quella nicchia di mercato che è rappresentata da quei viaggiatori e consumatori responsabili in cerca delle identità locali. Oggi, si sta diffondendo la cultura del consumatore che cerca le antiche tradizioni culinarie, i prodotti locali ed è attento alla biodiversità. Sono rappresentati da tutti coloro che ricercano nel cibo, una esperienza che esalta gli odori e i sapori legati ad un territorio e alla capacità di chi li cucina, abbinandolo alla riscoperta di luoghi che hanno una storia, una cultura, delle tradizioni da raccontare e far “vivere”, e che per questi motivi sono fuori dai circuiti del turismo di massa.

Bisogna puntare sul concetto “slow”, cioè del diritto a vivere il cibo, e tutto il mondo dell’enogastronomia, innanzitutto come un piacere.

Quindi creare una capacità di sviluppo legata non solo all’agricoltura, e quindi al ritorno alla coltivazione dei campi, ma anche all’indotto che deriva dal turismo enogastronomico.

Ovviamente ci dobbiamo rendere conto che non abbiamo come risorsa ne il mare, ne attrazioni storiche e culturali tali da poter attrarre i flussi di massa, ma bisogna puntare su altro, sui prodotti di qualità che il nostro territorio ci offre e sulle eccellenze enogastronomiche.

Per questo, abbiamo necessità, però, non solo di persone che ci credono e che investono su tale progetto, ma anche delle istituzioni che pongono come priorità lo sviluppo sostenibile, tutelando l’ambiente ed evitando il consumo del suolo per attività industriali inquinanti o interessate a mere speculazioni edilizie. Fare sistema per sviluppare una mentalità “Slow Food” che è una filosofia di vita, che ha come obiettivo “il recupero del gusto per i tempi e gli spazi, non invasi dalla frenesia, spesso inutile, dei nostri tempi”.

Slow Food è una mentalità, una volontà. “La volontà di preservare il territorio, di valorizzare le produzioni agricole locali, di investire sulla qualità della vita”. Questo urta violentemente contro ipotesi di inceneritori, realizzazioni di nuove strade e parcheggi, urbanizzazione selvaggia o realizzazione di industrie inquinanti.
Siamo pronti a puntare tutto su questo nuovo modo di intendere lo sviluppo della città di Montoro ?

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