TFR in busta paga: nessuna convenienza per i lavoratori dipendenti.

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Da venerdì 3 aprile sarà possibile chiedere il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) in busta paga. Chi vuole ne può fare richiesta in qualsiasi momento, ma non potrà rivedere la sua scelta fino al 30 giugno 2018. Si tratta di una misura sperimentale, sarà poi il Governo a valutare se tale misura si è rilevata utile ad incrementare i consumi e a ridare fiato all’economia nazionale, e in tal caso prorogare tale provvedimento.

Incassare il Tfr ogni mese fino a giugno 2018 ha un costo il cui ammontare preciso, però, varia per ogni lavoratore a fronte di diverse variabili. Il saldo negativo, rispetto a quanto avverrebbe continuando ad accumulare il trattamento di fine rapporto, si manifesterà per tutti i lavoratori, anche per quelli che percepiscono retribuzioni basse e che, almeno sulla carta, dovrebbero costituire il nucleo più consistente dei soggetti interessati.

Il dipendente, per avere la disponibilità di soldi che sono già suoi, deve sostenere un costo. Si tratta solo di maggiori imposte. E a ben vedere non vi sono soglie retributive che possano sfuggire a questa logica, secondo i calcoli elaborati dal Il Sole 24 ore.

La legge di stabilità, nel prevedere la quota integrativa di retribuzione (Quir), come è stata definita la mensilizzazione del Tfr, ne sancisce la piena imponibilità fiscale mediante l’applicazione del regime di tassazione ordinario.

Si tratta di un prelievo fiscale più salato che non sembra avere altri fini se non quello di accrescere le entrate dello Stato.

Il dipendente nel percepire questa quota integrativa vedrà aumentare il suo imponibile fiscale oltre che le addizionali regionali e comunali ed aumenta anche l’IRPEF.

Chiedere la Quota integrativa rappresenta una opportunità, ma per i lavoratori che vivono delle difficoltà economiche può essere una necessità per veder aumentare il proprio stipendio netto. A titolo esemplificativo su un valore medio di quota Tfr mensile di 128 euro lordi, si percepisce un netto di 84 euro, come calcolato dal quotidiano Il Sole 24 ore.

A conti fatti si potrebbe pensare che è un provvedimento che va solo nella direzione di aumentare il gettito dell’erario sia in termini di IRPEF che di IVA, per l’incremento dei consumi.

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